Stare dentro le scelte

<Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l’intelligenza di saperle distinguere> Serenity Prayer di Niebuhr

La frase del teologo Niebuhr ci offre la possibilità di distinguere cambiamento che scegliamo (e che genera valore) dall’adattamento ad una situazione modificata a cui dobbiamo sottostare. Ci suggerisce l’importanza di allenare la nostra capacità di discernere ciò che non possiamo cambiare da ciò che non vogliamo cambiare.

Ci invita a coltivare la consapevolezza di ciò che è cambiamento e ciò che è invece rinuncia. Sapere accettare le cose che non possono essere cambiate, significa sapere guidare il cambiamento. Significa dare una direzione di valore al cambiamento.

Il cambiamento ha infatti i suoi percorsi, i suoi tempi, i suoi ostacoli. Non è una strada diritta. E’ piena di bivi, molti dei quali si disvelano solo alla fine del percorso.

Se potessimo iniziare dalla fine delle cose e poi risalire indietro, cercheremmo il cambiamento più di quanto lo abbiamo praticato. Impariamo allora a guardare <avanti>, percorrendo il percorso con tutti i suoi ostacoli e le sue incertezze. Vedendo proprio nelle incertezze e negli ostacoli, i pungoli per lavorare e dare il giusto orientamento al nostro percorso.

I “semafori” del cambiamento sono le scelte che facciamo.

Diceva Jean Paul Sartre, <Ciò che non è assolutamente possibile è non scegliere>. Il tema allora non è scegliere, ma domandarci “dove siamo noi” quando facciamo una scelta. Se siamo <dentro> quella scelta.

Più importante di cosa scegliamo, sono le motivazioni delle nostre scelte. Sono proprio le motivazioni che ci danno quell’intelligenza per saper distinguere a cui ci richiama la frase di Tommaso Moro. Tra i “6 servitori onesti del nostro cercare” come li ha chiamati Giovanni Veronesi, ovvero: chi, come, quando, dove, cosa e perché, è proprio il <perché> l’ostacolo più insidioso; il muretto davanti al quale si ferma chi non ha maturato le giuste motivazioni.

La strada del cambiamento è tortuosa e procede attraverso molti bivi. Ma imparando ad essere agili e predisposti al cambiamento, impariamo a costruire e guidare i nostri di cambiamento, nostri e delle organizzazioni, imparando anche ad utilizzare – quando necessita – quei meccanismi cognitivi che Tversky e Kahneman (quest’ultimo premio Nobel per l’Economia nel 2002), hanno identificato nelle euristiche, quelle “scorciatoie” da impiegare per prendere decisioni rapide nei momenti di incertezza. Scorciatoie “necessarie” per non perdersi nel labirinto dell’incertezza e sottrarsi a scegliere.

Ai più importanti bivi della vita non c’è segnaletica” (Hemingway)

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