Ozio creativo

A volte è un romanzo appena letto. A volte è un film. A volte è una canzone che torna da lontano, e all’improvviso mette a posto un pensiero o lo scombina del tutto.
Ci sono mille sollecitazioni che arrivano ogni giorno: alcune ci attraversano in superficie, altre scavano.
Alcune servono per riordinare, altre per rompere equilibri apparenti.
Tutte, in fondo, sono occasioni per far respirare il pensiero, per renderci consapevoli di quello che ci accade, per ritrovare il filo che ci collega a noi stessi e al mondo.
E poi ci sono quei momenti sospesi – rari, preziosi – in cui decido di rallentare. Di godermi l’attimo.
Un pomeriggio di domenica, ad esempio. Un tempo concesso, non rubato, a quello che io amo chiamare ozio creativo: non il vuoto dell’inattività, ma lo spazio fertile in cui le idee si depositano, si mescolano e iniziano a germogliare.
L’ozio, nella sua accezione più antica e nobile, è sempre stato il tempo dedicato alla cura di sé e alla creazione. Non è un lusso, ma una necessità.
È il laboratorio silenzioso dove si sedimentano le esperienze e si trasforma la vita in pensiero.
Viviamo in un tempo che ci spinge a fare, a produrre, a correre.
Ogni pausa sembra una colpa, ogni attesa una perdita di tempo.
E invece l’ozio è proprio l’antidoto a questa frenesia: è lo spazio in cui l’essere torna a prevalere sul fare.
È lì che nascono le idee più autentiche, le intuizioni più libere, le parole che non trovavano posto tra una riunione e una scadenza.
Nel mio ozio creativo scrivo. Scrivo per liberare la mente, per dare forma a ciò che si muove dentro. Scrivo perché mettere giù i pensieri è come guardarli in faccia, toccarli, comprenderli. Scrivo per imparare e per dimenticare, per ricostruire e per rigenerarmi.
Ogni parola diventa un atto di presenza, un gesto di ascolto verso me stessa.
A volte da quei pomeriggi non nasce nulla di compiuto: solo appunti sparsi, frammenti, intuizioni.
Ma anche quando non producono “qualcosa”, quelle ore generano sempre “qualcuno”: una versione di me più consapevole, più leggera, più viva.
Perché l’ozio creativo non è tempo sottratto alla vita, è tempo restituito alla vita.
È il respiro che precede la corsa, la radice invisibile da cui tutto prende forma.
È lì che impariamo a generare, a costruire, a immaginare.
E ogni volta che torno da quel silenzio fecondo, so che non ho perso tempo: ma ho generato futuro.

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