La vita è un puzzle fatto di persone diverse tra loro ma tutte egualmente importanti, ognuna delle quali compone l’immagine finale, ognuna delle quali ha il suo posto nell’insieme.
La vita è un puzzle, fatto di istanti, di occasioni, di giorni si, di giorni no, di periodi di crescita e di fasi di apparente stasi.
È un puzzle fatto di ragioni e di torti, un puzzle fatto di sentimenti e sensazioni. Di idee, di ostacoli, di mancanze e di presenze.
Accade così anche con i talenti dentro le organizzazioni. Dobbiamo saperli combinare. I nostri, ed i nostri con quelli degli altri. Quello che fa il risultato è il puzzle dei talenti, ogni pezzo del quale si <incastra> con gli altri.
Dobbiamo essere bravi ad incastrare le nostre imperfezioni.
Guai a sentirsi anche solo un istante il tassello più importante o quello più interessante, o quello necessario per completare il puzzle.
O, peggio che mai, l’Unico, quello ‘perfetto’ così come è. Quello a cui sono gli altri pezzi a doversi adattare.
Capita che in un puzzle da 5 mila pezzi se ne perda uno. Quello perso resterà una mancanza. Ma tutti gli altri andranno al loro posto lo stesso.
Non sarà la stessa cosa, è vero, ma la ricomposizione dei pezzi servirà comunque allo scopo: a completare il progetto. A far crescere l’organizzazione dentro cui ci muoviamo.