Lo ha detto Benedetta Pilato, atleta di 19 anni alla sua prima olimpiade, dopo avere centrato il quarto posto per 1 solo centesimo di secondo nella finale dei 100 rana alle Olimpiadi 2024.
Questa è la prospettiva di Benedetta Pilato: avere conquistato alla sua prima olimpiade il quarto posto. Felice di essere prima di tutto li, a Parigi a fare la sua prima gara olimpionica. E di avere dato il massimo a sé stessa e allo sport e per il quale ogni giorno si impegna e dove ha già raggiunto grandi traguardi come l’oro ai mondiali.
È stata la più giovane atleta a debuttare ai mondiali a soli 14 anni.
A fine gara, la Pilato è apparsa davanti alle telecamere bellissima, nella sua autentica commozione. E soprattutto felice.
Ai microfoni ha caldo ha detto: “C’ho provato fino alla fine, e mi dispiace, però sono lacrime di gioia, ve lo giuro, sono troppo contenta. È stato il giorno più bello della mia vita”.
Dandoci una lezione importante sul come e sul perché è importante saper accettare anche le sconfitte.
Eppure, c’è chi ha avuto da ridire su questa positiva reazione. Qualcuno come Elisa Di Francisca, campionessa di fioretto e oggi commentatrice delle Olimpiadi, la quale ha malamente stigmatizzato l’atleta dicendo “Non c’ho capito niente. E’ impossibile, non può essere contenta. E’ assurdo, surreale questa intervista, devo essere sincera. Non voleva andare sul podio e allora che c’è andata a fare? Rabbrividisco. Fatene un’altra di intervista per capire cosa voleva dire, servono i sottotitoli. Io non l’ho capita”.
I sottotitoli li avremmo forse voluti in tanti per bypassare questo odioso commento.
Forse la Di Francisca deve avere dimenticato le parole del vescovo anglicano De Coubertin rivolte ai partecipanti ai Giochi di Londra 1908 nella cattedrale di Saint Paul: <L’importante è partecipare>. O forse non si è mai soffermata a capirne il senso.
Forse la ex olimpionica ha smarrito il senso di quella fiaccola olimpica che ha portato nel passato: non si va alla Olimpiadi solo per vincere.
Viviamo in un’epoca in cui il successo viene misurato esclusivamente attraverso le vittorie. E non consideriamo che il fallimento è una parte fondamentale del processo. Che tutto quello che sin da piccoli abbiamo imparato, lo abbiamo fatto apprendendo dai nostri errori.
Anche nello sport: ogni piccolo miglioramento è frutto di tutti i fallimenti che lo hanno preceduto e da cui abbiamo saputo apprendere.
Diceva Michael Jordan campione mondiale di pallacanestro <Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento palle, ventisei volte i miei compagni di squadra mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito. Molte, molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto>,
Non si può sempre vincere e la vittoria non può essere l’unico scopo delle nostre azioni. La sconfitta è parte integrante dello sport così come della vita e l’entusiasmo e l’autenticità di Benedetta Pilato sono il frutto di questa consapevolezza.
Benedetta Pilato, alla vacuità della meta, ha preferito la felicità del viaggio.
E nel suo sorriso a fine gara c’era proprio tutta la meraviglia di quel viaggio, che è solo alle sue prime tappe.
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