Libertà di scegliere

Per costruire sviluppo, serve avere una visione che guardi alle diversità e che sappia innescare il cambiamento, portando quella pluralità di sguardo necessaria a far si che il cambiamento stesso generi valore.

Abbiamo bisogno di realizzare sistemi di democrazia paritaria, che non siano più guidati solo da visioni monoculari ma che si avvantaggino di uno sguardo plurale, del mescolarsi di visioni e dalla capacità di ascolto.

In Italia, nonostante il moltiplicarsi presenza di norme nazionali ed europee che promuovono le pari opportunità, e malgrado il tema sia nel dibattito da tempo anche sottolineando i vantaggi in termini di crescita economica (nelle aziende, ma anche del PIL), le donne sono ancora scarsamente rappresentate all’apice della sfera pubblica e nelle posizioni apicali in ambito manageriale, politico ed economico. Ma soprattutto sono fragili sul sistema occupazionale e soggette alla volatilità dello stesso.

La promozione e la garanzia di un’attuazione efficace di politiche in materia di riduzione dei divari è non solo necessario per garantire una società giusta ed equa, ma costituisce la migliore risposta collettiva per combattere i movimenti populisti discriminatori che attualmente sfidano le società democratiche.

Perché ci sia sviluppo competitivo strutturale (cioè non occasionale, ma duraturo), serve <innovare>, cioè mettere in campo la strumentazione di innovazione sociale necessaria a generare valore ossia serve investire sui sistemi per recuperare i gap di competitività economica, ambientale e sociale.

Serve investire nel capitale umano (anche puntando allo sviluppo di nuove competenze che meglio riscontrino il mercato, come le competenze STEM e digitali anche per le donne) e serve innovazione dei sistemi economici e sociali. E serve soprattutto mettere la Persona al centro delle decisioni.

C’é un 10% di PIL che dobbiamo movimentare, rilanciando quel capitale dormiente che è stato escluso dal sistema economico.

La sotto-rappresentazione delle donne, non solo numerica ma soprattutto qualitativa, fa sì che non possa incidere sulle scelte, affrontandole mutilate di una prospettiva che rappresenta ben oltre la metà della società.

Non bisogna fare l’errore di confinare il tema delle pari opportunità alla sola rappresentanza, perché si rischia di chiudersi nelle gabbie delle quote, ma bisogna lavorare per costruire pari opportunità per tutti i segmenti della società, consentendo di <liberare il tempo delle donne> dal lavoro di cura, favorendo la funzione educativa per entrambi i generi e investendo nei sistemi che permettano l’autodeterminazione della donna.

La donna viene ancora vista come madre o come lavoratrice, o come madre lavoratrice. Non abbastanza come donna e lavoratrice, che deve potere realizzare le sue scelte, avendo strumenti mezzi e risorse.

Liberare il tempo delle donne, significa allora restituire alle donne la libertà di scegliere. E alla società di perseguire il cambiamento del sistema famiglia multiresponsabile con equa suddivisione dei carichi.

Un tempo liberato non solo per le donne ma per tutti. Perchè una società che viene educata sia dagli uomini che dalle donne è una società migliore, che costruirà un futuro migliore.

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