Il mindset della vittoria

Dallo sport un grande insegnamento per chi fa del proprio lavoro una passione. Faticare, impegnarsi, cadere, soffrire, rialzarsi. Crederci. E quindi vincere.

I giochi olimpici ci regalano infatti una straordinaria pagina di antifragilità.

L’antifragilità, la capacitá della leadership, che trae valore e forza proprio dalle fragilità, dalle imperfezioni, dalle cadute.

L’antifragilità ci aiuta a capire meglio le nostre vulnerabilità, a prendere consapevolezza dei nostri ‘limiti’ e quindi a costruire proprio a partire da essere leve forti su cui puntare per affrontare le nostre sfide.

L’antifragilità è quella forza straordinaria che nasce nei momenti di rottura. La ricompensa alla nostra capacità di non resistere inerti, resilienti, ma affrontare invece le nostre vulnerabilità per costruire la nostra antifragilità.

Ecco cosa ha unito nell’abbraccio Marcell Jacobs e Gimbo Tamberi. Entrambi avevano ‘lottato’ per arrivare sino a Tokio. Per loro non era solo una competizione sportiva Entrambi, seppure la massima competizione per uno sportivo; per loro era una sfida con sè stessi. Entrambi avevano avuto un percorso travagliato, che gli ha permesso di sperimentare la forza del mindset di crescita.

Gimbo Tamberi, dopo l’incidente che non gli aveva permesso di partecipare alle scorse olimpiadi, ha lavorato sulla forza della sua ‘leggerezza’. La capacità di affrontare con ironia le fasi più difficili del suo percorso, ‘giocando’ su sé stesso e dimostrando la capacità di ‘alleggerire il bagaglio’ per prepararsi ad affrontare nella giusta dimensione la sfida. E nel momento in cui ha realizzato la sua più grande vittoria, quel salto che gli ha dato significato trasformando il suo dolore in forza, ha alzato in alto il gesso con scritto <Road to Tokio>, proprio quel gesso che gli aveva sbarrato la strada cinque anni prima e che era diventato il suo trigger per la vittoria. Lo aveva deciso nel suo più complesso momento, lo aveva scelto: non si sarebbe fatto sconfiggere da una rottura del tendine ma avrebbe con ancora più forza costruito il percorso verso il suo obiettivo.

Marcel Jacobs aveva invece una sfida personale da affrontare: ed era quella con le vulnerabilità che gli provenivano dal suo passato. E così, con l’aiuto di una esperta motivational coach, ha lavorato sul self talk dell’atleta.

Molto utilizzato in ambito sportivo, il self talk è il modo in cui l’atleta parla con sé stesso, dando una direzione alla sua prestazione. Crederci e sostenersi ricorrendo al pensiero positivo serve a lavorare sul focus, ovvero a rimanere focalizzati sull’obiettivo prefissato. E sviluppare quella motivazione che costruisce il risultato.

Per farlo ha dovuto prima ‘ricucire’ una frattura che aveva dentro di sé e che non era fisica, ma riguardava il rapporto con il padre. Ha lavorato sulle sue ‘imperfezioni’ generando la necessaria trasformazione per stare sul ‘qui ed ora’ della prestazione sportiva. Chiudendo le porte del passato traendone esperienza e senza proiettare tutta l’attenzione sul futuro, talvolta anche per sfuggire alle responsabilità del presente.

Fissare degli obiettivi ‘guida’ ha lo scopo di motivare l’atleta e guidarlo affinché possa scegliere la direzione che per lui è davvero importante percorrere. E dalla motivazione trarre consapevolezza sulle sue possibilità, riuscendo ad affrontare tutte le prove che costruiscono il cammino verso la sfida finale.

Un obiettivo rappresenta una traiettoria dalla persona che siamo oggi alla persona che vogliamo diventare domani. Traccia il nostro percorso, delinea la nostra andatura tra alti e bassi, sapere quindi in maniera consapevole dove si vuole arrivare.

Il trigger decisivo a Jacobs glielo ha dato proprio il salto finale di Tamberi. <Se lo ha fatto lui, posso farlo anche io!>. E c’è proprio questo in quell’abbraccio: <lo abbiamo fatto! abbiamo superato il muto dei nostri limiti ! lo abbiamo fatto insieme!>.

Insieme. Perchè la forza dell’antifragilità trova potenza nella condivisione, nella cooperazione che fa crescere in consapevolezza. E in quell’abbraccio c’è proprio tutta la forza – e la bellezza – della loro antifragilità.

<Se l’ostacolo maggiore è dentro di noi, fortunatamente anche la soluzione migliore è dentro di noi.>

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