Dimensione Vacanza

La vacanza ci sussurra all’orecchio un vuoto piacevolissimo, un vuoto che è libertà. Giorni vuoti dal lavoro, dagli impegni quotidiani incessanti (spesso mal programmati) – in cui i ritmi possono rallentare, in cui si può fare ‘quello che ci pare’. O meglio quello che ci riporta a noi.

La parola vacanza deriva dalla parola latina vacare che all’origine aveva il significato di “essere vuoto”, poi diventato “essere libero”. Essere libero di ‘frequentare’ la propria autenticità.

Quello che fa della vacanza una vacantia è infatti proprio la sua natura eccezionale, a cui dobbiamo prestar attenzione. Per trasformarla in un momento in cui generare cambiamento.

Ed allora costruiamo nella vacanza la nostra dimensione ‘vacante’, rallentando e mettendoci in cammino.

Camminare, passeggiare liberamente, è come lo sperimentare. Lascia spazio all’esplorazione di percorsi mai battuti. Dentro e fuori di noi. 

Ed anche se il cammino è tortuoso, ventoso, solitario, pericoloso, impervio, certamente non è mai statico. Offre anzi ripetute possibilità di cambiamento, di scelte successive.

Camminare ci riporta ad una dimensione del tempo molto più lenta, che regala più spazio a creatività ed intuizione, rilasciamo endorfine che danno piacere al cervello e riducono gli ormoni dello stress, diamo vita ad una ‘meditazione in azione’ che smuova la nostra dimensione cognitiva ad abbracciare nuove prospettive.

E soprattutto alleggeriamo il nostro bagaglio emozionale e cognitivo. Quello che spesso ci impedisce di prendere scelte liberati dalle gabbie dell’abitudine. È il camminare dell’ ‘interiorità’: quella condizione di apertura, di scoperta, che rende vivi e che trasforma.

Camminando, lasciamo la nostra orma sul percorso. Ci trasformiamo mentre generiamo.

Diceva Italo Calvino, <il camminare presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noi>.

Il senso del viaggio sta allora proprio nella scoperta che ci ‘autorizziamo’ a fare. Quel fermarsi ed ascoltarsi. Lasciando agire il nostro sé più autentico. E lasciando da parte le nostre convinzioni autolimitanti.

Quante persone, quante organizzazioni, per paura o per incapacità, restano ferme, inchiodate ad un non produttivo ‘senso del dovere’. Ed anche in vacanza non riescono a lasciare fluire l’energia necessaria a permettere di generare trasformazione. Non riescono a ’passeggiare liberamente’ dentro nuove dimensioni, senza organizzare anche nel periodo dell’essere liberi, una dimensione di controllo e programmazione.

Lasciamo invece accadere l’imprevisto.

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