L’imperfetta meraviglia

Il cambiamento si nutre di cose imperfette.

Di un’opera d’arte, ciò che colpisce sono le sue imprecisioni, non i colori definiti, ma le sbavature. Quella pennellata che attira l’attenzione e che disegna dentro di noi un’idea di cambiamento.

Lo stesso accade con le persone: quello che le rende uniche sono le sfumature del carattere, le fragilità dell’anima, le imperfezioni del corpo, l’inesattezza delle loro vite. Sono i dettagli imperfetti quelli a cui ci leghiamo. Non c’è forse niente che susciti maggiore sprone dell’imperfezione se è ben dosata ed in equilibrio con il tutto.

E così gli incontri. Impariamo da quelli sbagliati le lezioni che ci fanno prendere strade diverse. Che ci fanno intraprendere cammini generativi che non avremmo seguito, se non condotti lì dall’imperfezione.

Di una composizione musicale, colpisce la nota dominante. Un’imperfezione, nella musica, non è mancanza di attenzione: è invece manifestazione di talento, se diventa il dettaglio attorno al quale viene costruita la variazione musicale.

Ne sapeva qualcosa il Maestro Morricone che nel brano “The Crisis“ che fa da colonna sonora a “La leggenda del pianista sull’oceano”, magistralmente centra il pezzo su una nota sbagliata. Tutto il brano ruota, infatti, sulla presenza di una nota sbagliata. La nota imperfetta. Scelta, voluta, che, con il crescere della musica e nel mescolarsi alla altre, viene valorizzata e resa unica nella sua stonatura.

Solo chi sa perdersi dietro la perfetta imperfezione del brano, riesce a sentire le note inseguirsi una con l’altra, perché ognuna ha bisogno dell’altra. Solo prestando attenzione alla “nota sbagliata” scopriremo la via del cambiamento.

L’imperfezione, in qualche misura, la portiamo tutti dentro. E’ in un ricordo, in un rimpianto, in quel qualcosa che non è andato esattamente come sarebbe dovuto andare.

La nota sbagliata, il colore sbagliato, la parola sbagliata, il momento sbagliato. Le relazioni di lavoro sbagliate. Tutti dettagli imperfetti che possono dar vita al cambiamento.

L’imperfezione si avverte quando si presta attenzione alle cose, filtrandole attraverso i ricordi, le emozioni, il proprio vissuto ma lasciando che la fantasia immagini nuove prospettive.

Ci viene spontaneo associare ciò che è bello e giusto e naturale alla perfezione. Ma le cose non stanno così: in natura domina l’imperfezione, perché solo dove c’è imperfezione ci sono cambiamento, creatività, innovazione. In natura il criterio dominante è proprio la trasformazione dell’esistente.

Pensiamo al panda, un orso carnivoro che per contingenze ambientali si ritrova a nutrirsi di soli bambù; e così gli cresce un pollice in più per agevolare la presa del cibo.

Quel che caratterizza il cambiamento è che uso ne facciamo delle imperfezioni. L’imperfezione necessita del cambiamento per diventare meraviglia.

<Perché la meraviglia non dura? Perché è imperfetta.> (cit. da “L’imperfetta meraviglia” di Andrea De Carlo).

Classificazione: 5 su 5.

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