La lezione di Alex Zanardi

La storia di Alex Zanardi ci insegna molto sul cambiamento.
La sua storia insegna infatti il potere dell’antifragilità. La capacità di fare di un limite un trampolino per andare <oltre>.

Alex Zanardi, anche dopo il primo incidente che gli ha fatto perdere l’uso delle gambe, non si è fermato. Ma ha accettato la sua frangibilità, ha costruito consapevolezza del suo nuovo sé. Ed è andato oltre. Ha messo la marcia del cambiamento, ed ha ripreso il percorso.

Non sappiamo ancora nulla di cosa pensa oggi Alex. Aspettiamo il suo risveglio, certi che Alex è solo ai box ma che è pronto a ripartire. Ma mentre aspetto la sua prossima lezione, voglio scrivergli una lettera.

<<Caro Alex, lo capisci che con la tua storia, ci hai reso tutto più difficile? In questi anni la crisi ci ha dato una mano, la disoccupazione pure, la denatalità, l’emigrazione dei cervelli, persino un virus ci ha costretto a chiudere tutto per 70 giorni e ci ha privato del quotidiano. Tutto ciò ci ha aiutato a sentirci impotenti, ma non ci ha cambiato. Continuiamo a prenderla con un nemico invisibile ed invincibile, continuando a sentirci rassicurati dalla sensazione che non dipenda dai noi. Che nessun cambiamento che parta da noi sia possibile. Come se fossimo in una grande giostra, dove però il manovratore ce la mette tutta per farci perdere l’equilibrio.

Ce la siamo presi pure con gli stranieri perché venivano a rubarci il lavoro che non avremmo comunque fatto.
Alex, ma tu lo sai o sapevi che in Italia abbiamo un numero esagerato di neet? Sono i giovani che non studiano, non lavorano e neanche cercano un lavoro. Sono oltre due milioni a quanto pare…e che fanno? Boh! si sono rassegnati. E dai social si lamentano perché nessuno sta costruendo un futuro per loro.

Caro Alex che ne sai tu. Tu che un futuro per te lo hai costruito più volte. Anche quando tutti ti invitavano a mollare. Tu che non hai mollato mai, hai sempre rilanciato e cambiato traiettoria.

Tu ci hai reso la vita difficile. Ogni volta che leggiamo la tua storia, ci sentiamo impotenti. Così comodi nella nostra comfort zone. Fermi nelle nostre (finte) sicurezze in attesa che passi il treno giusto. Tu fermo non ci sei stato mai, giusto per un breve pit-stop ma poi sei sempre ripartito. Senza aspettare treni.

Non sarà facile adesso per tanti sostenere che hai successo solo se qualcuno ti aiuta, se hai i giusti agganci, se hai la chiave giusta, se hai qualcuno di importante tra le conoscenze…

Oppure devi essere un genio, ma capita ad uno su mille.  E comunque devi fare valigia ed andar via e diventare un <cervello in fuga>. Non siamo mica tutti geni, come Steven Jobs. Non siamo mica Zanardi.

Caro Alex, ci hai fregato. Tu che hai iniziato con i kart per arrivare in formula 1. Tu che dopo 5 stagioni hai ricominciato tutto daccapo negli Stati Uniti in una formula minore, cos’hai trovato? Un incidente che ti ha portato via le gambe. Come hai fatto a non lasciarti andare? Come hai fatto a non dare a tutti la colpa di ciò che ti era successo e concentrarti invece a costruire la tua nuova vita? Dove hai trovato la forza?

Dopotutto era così facile sentirsi una vittima del destino. Avresti avuto il nostro appoggio, la nostra compassione. Eri all’apice del successo ma il destino ti ha portato giù. Da campione potevi diventare una vittima del destino avverso. E ci saremmo identificati in te. Saresti stato il nostro eroe. Il simbolo di chi voleva farcela ma il destino lo ha fermato.
“Vorrei ma non posso” questo è il motto di chi non cambia. E tu cosa vai a fare? Vuoi e decidi che allora puoi. Non ti arrendi, accetti il limite, ribalti il pensiero comune e…cambi. Cambi, e vinci.

Alex ma come fai a sorridere sempre e ad ogni curva ricominciare con ancora più determinazione di prima; come se a te gli ostacoli della vita ti dessero forza e felicità e ti facessero apprezzare ancora di più il valore dell’attimo?

Ma come fai a trovare la forza in ciò che sei e non in ciò che hai?
Mentre scrivo sto guardando, ammirata, una foto scattata in una delle tante gare che ti ha dato la medaglia d’oro, vedo i cordoli bianchi e rossi che accarezzavi con il tuo bolide a 300 all’ora in ogni curva del circuito. Come sei riuscito a rifarlo su quella sedia? Spingendoti con la forza delle sole mani. Come hai fatto a farlo sorridendo e dimostrando a tutti noi quanto ami la tua vita?

Perchè a 46 anni non si va alle Olimpiadi, se non le hai mai fatte prima. Tutti ti avevano sconsigliato di provarci. “Sei troppo vecchio, dove vuoi andare?” e poi “ti rideranno dietro” dicevano, ma tu no, il solito testardo, il solito guastafeste che vuole dimostrare che si può andare oltre i propri limiti, anzi oltre i limiti che gli altri ti impongono. Sei andato e hai vinto. E ci hai dato una grande lezione a tutti. Speriamo che adesso impariamo che è nella nostra volontà e nel nostro coraggio la nostra forza. Abbiamo bisogno di vederti ancora sorridere per capire quanta forza ed amore per la vita c’è in quel sorriso. Ed imparare.

Caro Alex abbiamo bisogno ancora delle tue lezioni .>>

Dedicato ad Alex Zanardi, aspettando che esca finalmente dai box e ritorni sulla pista della vita.

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