Da cigno nero a cigno bianco

L’economia post-covid ha bisogno di nuovi modelli. Lo shock accaduto con un evento mai successo nella nostra economia, ovvero la serrata di ogni attività per 70 giorni, è uno degli eventi che in sociologia economica viene definito “cigno nero”, che ha già modificato i paradigmi economici e forse stentiamo a comprendere quanto.

La teoria del cigno nero è un modello proposto da Nassim Nicholas Taleb per descrivere un evento non previsto, che ha effetti dirompenti. La teoria di Taleb vuole spiegare l’importanza di determinati eventi di grande impatto, difficili da prevedere e inattesi, che esulano da ciò che normalmente ci si attende e l’impossibilità di calcolare con metodi scientifici la probabilità di tali eventi rari e carichi di conseguenze. Ma anche le distorsioni psicologiche che impediscono alle persone (sia come individui sia come collettività), di cogliere l’incertezza e il ruolo enorme degli eventi rari nell’andamento della storia.

Il cigno nero indica il forte impatto di alcuni accadimenti imprevisti, caratterizzati da grande incertezza, che assumono un ruolo dominante nella storia, e della tendenza umana a trovare retrospettivamente spiegazioni semplicistiche in negazione all’impatto di questi eventi.

Accettare soluzioni semplicistiche ad avvenimenti rari ed imprevedibili, senza invece reinventare un nuovo presente, significa subire il cambiamento e non invece gestirlo.

La teoria del cigno nero, alla base dell’approccio di change management basata sull’antifragilità, punta a valorizzare non la resistenza allo shock ma la capacità di reagire trasformando i modelli di business e generando valore da un evento di straordinario impatto, che ha rotto i preesistenti equilibri.

Si tratta di arginare gli effetti negativi degli eventi “cigni neri”, sfruttandone anche la parte positiva, piuttosto che tentare di volerli minimizzare o negare. L’antifragilità significa ammettere “la caduta” e trovare una soluzione alternativa a ciò che facevamo prima. Insegna a trasformare in nuovo valore la crisi.

Secondo Taleb, la percezione di un tale evento dipende dall’osservatore. Ad esempio la visione di un evento di questo tipo per un tacchino non è sicuramente identica a quella che ne ha il suo macellaio. Gestire il cambiamento significa “evitare di essere il tacchino” scansando le aree di vulnerabilità per poter “trasformare i cigni neri in cigni bianchi“.

Lo abbiamo visto con lo smart working, in pochi giorni passato da modalità di innovazione non realizzata dalle aziende, benché normata, perché ritenuta non conveniente e soprattutto perché basata su valori che presuppongono un forse stravolgimento dei modelli aziendali, ovvero la fiducia ed il risultato, contrapposti al controllo ed alla presenza fisica sul luogo di lavoro (meglio se vigilata da sistemi di conferma presenza ed ore lavorate).

E stato così pure con l’e-commerce, ritenuto sinora patrimonio solo del grande commercio e perlopiù veicolato attraverso piattaforme internazionali (come amazon e booking) e che durante la fase 1 del covid ha conosciuto la diffusione su grande scala anche per piccoli negozi. E ha comportato anche un ripensamento dei modelli di produzione e vendita, implementando ad esempio nuove figure professionali come il personal shopper online ed il dropshopper.

Come per i servizi a domicilio, diventati pratica alternativa che ha permesso agli esercizi di ristorazione, ai negozi di commercio al dettaglio e di beni di uso quotidiano di restare sul mercato, riuscendo ad ammortizzare i costi fissi esosi e non comprimibili che permangono anche ad attività chiuse al pubblico.

Una mini rivoluzione ha riguardato il settore della ristorazione che si trova ad avere a che fare con modelli nuovi di consumo, che mescolano ristorazione in loco con la fornitura di pasti su richiesta nelle case, implementazione di servizi di catering giornaliero, adozione di menù digitali e di specifiche app personalizzate per aumentare la diffusione del mercato che prima contava solo sull’esercizio fisico e la sua accessibilità.

In alcune aziende é già entrato lo smart locker a sostituire il servizio mensa. Attraverso un’app al lavoratore é data la possibilità di ordinare la sera prima il suo pranzo, scegliendo da un menù digitale. Pranzo che gli sarà recapitato in ufficio, o a casa in casa di smartworking. Un “frigo intelligente” che permette di gestire la mensa personalizzando il servizio ed eliminando gli sprechi (e le incertezze dovute alla variabilità inserita dallo smartworking).

E tante altre sono le mini-rivoluzioni che stanno trasformando il mondo del lavoro. Innovando.

Perderemo tempo e risorse a cercare che il cigno nero diventi bianco. Impariamo invece a innovare. Impariamo a riconoscere il cigno nero. Accettiamo di cambiare.

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