Prima di giudicare una persona cammina tre lune nelle sue scarpe

Una delle doti di leadership maggiormente fraintesa è l’empatia. Scambiata per la capacità di entrare con facilità in relazione con gli altri muovendosi su terreni similari, viene considerata erroneamente una qualità e non una competenza.

Per Daniel Goleman, il padre delle teorie sull’intelligenza emotiva, è la “𝑐𝑎𝑝𝑎𝑐𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑖 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑖 𝑑𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖, 𝑑𝑖 𝑚𝑜𝑡𝑖𝑣𝑎𝑟𝑒 𝑛𝑜𝑖 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑖, 𝑒 𝑑𝑖 𝑔𝑒𝑠𝑡𝑖𝑟𝑒 𝑝𝑜𝑠𝑖𝑡𝑖𝑣𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑙𝑒 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑒 𝑒𝑚𝑜𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖, 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑖𝑜𝑟𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑟𝑒𝑙𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑠𝑜𝑐𝑖𝑎𝑙𝑖”.

L’empatia è quindi la capacità di accorciare le distanza: comprendere ed entrare in connessione con le emozioni altrui per costruire insieme un <cammino comune> anche se nasce da prospettive differenti.

“Camminare nelle scarpe” degli altri significa allora provare ad entrare in contatto con la sua autenticità, con la sua storia, ma anche con le sue paure, le sue insicurezze.

Significa togliere il filtro cognitivo del giudizio e interagire attivando il potere dell’intelligenza emotiva per provare a capire davvero chi abbiamo davanti per capirlo meglio e riuscire a stabilire una connessione, una relazione che permetta di generare valore. Per farlo bisogna lavorare su due sistemi fortemente interagenti tra loro: la fiducia e l’autorevolezza.

La capacità di “mettersi nei panni degli altri” e di entrare in risonanza con loro è alla base della costruzione di relazioni generative. L’empatia rimuove i blocchi causati da pregiudizi e incomprensioni e permette di instaurare relazioni trasparenti e positive.
Entrare in empatia apre potentissime porte di accesso generative di valore: se le persone si sentono ascoltate, capite e valorizzate, saranno più stimolate e motivate al lavoro. E a loro volta si assumeranno la responsabilità del risultato.

L’empatia non mette in contatto due persone ‘sommandone’ le idee, ma crea le condizioni perché possano essere moltiplicate. Questo presuppone quindi che il valore delle nostre idee aumenta se non diminuiamo il fattore moltiplicativo, ovvero se siamo capaci di valorizzare i percorsi di consapevolezza dell’altro.

La leadership ricerca la connessione empatica, sapendo rimanere comunque autentico nelle sue posizioni.

L’empatia deve però essere equilibrata. Non deve diventare un eccesso.

L’empatia generativa rispetta infatti i confini delle emozioni. Crea connessioni senza mai travalicare i limiti.

La connessione emotiva deve evitare di farci rimanere intrappolati o di renderci ostaggio emotivo degli altri. Deve invece aiutarci a tirar fuori talenti che tenevamo sopiti.

Così intesa l’empatia diventa una delle leve generative della leadership necessaria anche per sviluppare il senso di squadra, mettendo in connessione i diversi valori del gruppo.

Creando anche lo spazio per generare nuovi progetti, sollecitando quella potentissima forma di creatività che è nell’intelligenza collettiva, l’idea nuova che nasce dal confronto tra le diversità di prospettive e che viene condivisa attraverso un sistema rinforzato dall’empatia.

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