<Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca. Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle. Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che. Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia. Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore. Molti di questi valori non ho conosciuto.> Erri De Luca
Sono valore tutte le ferite che ci soffermiamo a <curare> e di cui sentiamo a lungo sulla nostra pelle le cicatrici, perché ci aprono strada al cambiamento.
Sono proprio le ‘cicatrici’ che restano a ricordarci le nostre imperfezioni e le nostre cadute, e insieme a queste la nostra possibile crescita.
E’ a partire dalle ferite di cui ci rendiamo conto che diamo la possibilità ai nostri talenti di venir fuori e costruiamo la nostra crescita, soprattutto quella lavorativa.
Le nostre azioni di cambiamento sono reazioni a queste ferite.
Perché sono le ferite di cui ci siamo presi cura e che abbiamo saputo bene cicatrizzare quelle che ci danno la misura della nostra capacità di ‘guarire’, ci danno cioè la misura dei nostri talenti.
Guardare con mentalità dinamica ai nostri processi di crescita significa tenere traccia dei percorsi vissuti e delle cadute che sono state necessarie per imboccare una nuova strada.
Noi siamo quello che siamo stati. Le esperienze negative passate, le ferite subite, tendono a condizionare tutta la nostra vita, in modo tanto più pervadente quanto più sono sfuggite alla nostra consapevolezza.
<Noi siamo della stessa sostanza di cui son fatti i sogni, e la nostra vita è circondata da un sonno>. Così dice Shakespeare, ne “La tempesta”, e il sonno è anche quello della memoria consapevole.
Ed allora, per costruire crescita ed innovazione la leadership lavora sulle proprie ferite ma anche sulle ferite dell’organizzazione.
Conosci te stesso, le tue ferite, le tue cicatrici. Per crescere e fare generare nuovi talenti. Per dare spazi di libertà alla creatività.
Perché i talenti non sono doni ricevuti alla nascita, una sorta di dotazione ‘statica’ che una nuova volta messa in campo rimane quella. I talenti, così come le competenze, vanno continuamente ‘rimescolati’, aggiornati e coltivati (https://cleolicalzi.it/2022/03/02/che-cose-il-talento/).
Ce lo insegna il Kintsugi (https://cleolicalzi.it/2021/01/29/kintsugi-la-tecnica-dellantifragilita/): servono le ferite per cambiare la prospettiva e costruire crescita dalle crisi e degli errori. Proprio come ha fatto la scultrice Paige Bradley quando creò Expansion (https://cleolicalzi.it/2021/02/13/expansion/).