Come il fiore di loto, rigenerati nelle avversità

<Il fiore di loto che sboccia e cresce nelle avversità è il più raro e il più bello di tutti>.

La leggenda racconta che una dea di speciale bellezza si perse in un bosco fino a raggiungere un luogo nel quale abbondava il fango, denominato loto, nel quale si immerse.
Questo luogo era stato creato dalle divinità per gli esseri il cui destino era stato avverso. Tuttavia, la giovane lottò per migliaia di anni fino a risalire a galla, e ne emerse trasformatasi in un fiore di loto.
E se notate, il fiore di loto è una ninfea che affonda le sue radici nel fango e si nutre di esso in paludi o habitat pantanosi e quando fiorisce, si eleva sulle sue foglie.
Di notte i petali del fiore di loto si chiudono e il fiore si immerge sott’acqua. Si chiude e si inabissa, ma all’alba si innalza di nuovo sull’acqua, intatto e senza resti di impurità grazie alla disposizione dei suoi petali a forma di spirale.
Il fiore di loto presenta una peculiarità: è l’unico fiore ad essere frutto allo stesso tempo. Possiede semi caratterizzati da una particolare longevità e resistenza: può infatti resistere fino a 30 secoli prima di fiorire senza perdere la sua fertilità.
Il fiore di loro raffigura la metafora di come affrontare le avversità, trasformandole in sfide e opportunità di crescita.
Il fiore di loto rappresenta il valore del cambiamento generativo, che da una situazione melmosa, che tende a farci inabissare, crea opportunità di crescita, di rigenerazione.
Il fiore di loto, che affascina per la sua straordinaria bellezza, ha la particolarità di avere radici che affondano nel fango, ma la sua bellezza non ne è compromessa.
Il seme di loto ha estremo bisogno proprio di quel fango per scoprire quale è esattamente il talento da nutrire e mettere in circolo.
Se invece che nel fango, crescesse nell’acqua pulita, il loto verrebbe trascinato dalle correnti veloce, senza avere il tempo di fermarsi a riflettere sul cambiamento necessario e impiegherebbe più tempo a risalire la corrente, sbattendo contro rocce e sassi, e forse senza mai accorgersi che sta nuotando con grande sforzo andando controcorrente.
Una volta ferito, il piccolo seme riesce a trarre nutrimento da tutto ciò che lo circonda: che sia acqua o fanghiglia, ogni scarto viene trasformato in alimento. Il fiore di loto cresce si fortifica sempre di più convertendo ciò che poteva sembrare marginale in un’occasione di sviluppo.
Il fiore rimane saldo nello stesso fango che lo ha generato, come testimonianza di antifragilità, perché proprio nella possibilità che ha concesso alla sua condizione avversa risiede il segreto della sua unicità.
Il loto ha dato un’opportunità al fango, alle ferite e alle difficoltà. Ora splende radioso, reso speciale dalla sua storia unica.
Nella notte il fiore di loto si chiude e torna sottoterra, all’alba si apre nuovamente nella sua magnificenza.
La magnificenza del fiore di loto ci ricorda che tutti possiamo cambiare. Sbocciare e risplendere. Anche dal fango. Ma dobbiamo scegliere di farlo.
Il seme non muore dopo essere stato ferito, non perde coraggio e non smarrisce la via della sua meta.
La lezione che il fiore di loto ci trasmette è quella di trovare sempre la forza di convertire l’avversità in sfida, perseverando nel proprio obiettivo, modificando il solco di un destino che sembra segnato, e mutando invece la difficoltà in occasione di cambiamento generativo.

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