Ferrero: la ricetta del successo

40 anni fa, Michele Ferrero con due decisioni cambiò la storia della sua azienda, e non solo.

La prima fu l’ideazione di un prodotto che ancora oggi ha una sua centralità di mercato e che è divenuto simbolo di italianità nel mondo, a tal punto che il 5 febbraio scorso la Zecca dello Stato ha emesso una moneta d’argento del valore di 5 euro all’interno della Serie “Eccellenze italiane”.
La seconda è riassunta nel modo con cui impostava (già ad inizio degli anni 70!) una cultura organizzativa people-centered, che desse centralità al fattore umano come asset strategico dell’azienda.
Scritte oltre quattro decenni fa, le norme sono ancora oggi un ottimo esempio di leadership affiliativa e di costruzione di un sistema orizzontale basato sulla fiducia e sullo sviluppo di connessioni generative.
Non usava la parola leadership, ma capo, perché negli anni 70 non era ancora distinto il ruolo dalla guida, ma i principi Ferrero sono di una straordinaria attualità e tratteggiano proprio le fondamenta della leadership risonante basata sulle connessioni.
L’attenzione verso le persone si concretizza nella creazione di un ambiente di lavoro positivo, all’interno del quale ognuno possa sviluppare e accrescere le proprie capacità e competenze e sia remunerato sulla base di una politica meritocratica. Un ambiente in cui le connessioni creano il legame tra le persone e le regole per il sistema (i fornitori, gli stakeholder, i clienti).

E questo spiega il successo dell’azienda che da oltre 50 anni ha il primato mondiale della crema di nocciole più famosa al mondo ma anche cosa c’è dietro quella carta dorata che avvolge il cioccolattino famoso per soddisfare “non proprio fame, ma qualcosa di buono”: non “il potere sulle persone” ma il “bene delle persone”. Una idea prodotto vincente, una squadra che lavora insieme ed una leadership che ha puntato tutto sull’alchimia strategica tra visione innovativa e benessere organizzativo.

Codice organizzativo Ferrero:
1. nei vostri contatti mettete i vostri collaboratori a loro agio (dedicate loro il tempo necessario e non le “briciole”, preoccupatevi di ascoltare ciò che hanno da dirvi, non date loro l’impressione che siate sulle spine, non fateli mai sentire “piccoli”, la sedia più comoda del vostro ufficio sia destinata a loro);
2. prendete decisioni chiare e fatevi aiutare dai vostri collaboratori: essi crederanno nelle scelte a cui hanno concorso;
3. rendete partecipi i collaboratori dei cambiamenti e discutetene prima della loro attuazione con gli interessati;
4. comunicate gli apprezzamenti favorevoli ai lavoratori, quelli sfavorevoli comunicateli solo quando necessario, in quest’ultimo caso non limitatevi a una critica, ma indicate ciò che dovrà essere fatto nell’avvenire perché serva a imparare;
5. i vostri interventi siano sempre tempestivi: “Troppo tardi” è pericoloso quanto “Troppo presto”;
6. agite sulle cause più che sul comportamento;
7. considerate i problemi nel loro aspetto generale e non perdetevi nei dettagli, lasciate ai dipendenti un certo margine di tolleranza;
8. siate sempre umani;
9. non chiedete cose impossibili;
10. ammettete serenamente i vostri errori, vi aiuterà a non ripeterli;
11. preoccupatevi di quello che pensano di voi i vostri collaboratori;
12. non pretendete di essere tutto per i vostri collaboratori, in questo caso finireste per essere niente;
13. diffidate di quelli che vi adulano, a lungo andare sono più controproducenti di quelli che vi contraddicono;
14. date sempre quanto dovete e ricordate che spesso non è questione di quanto, ma di come e di quando;
15. non prendete mai decisioni sotto l’influsso dell’ira, della premura, della delusione, della preoccupazione, ma demandatele a quando il vostro giudizio potrà essere più sereno;
16. ricordate che un buon capo può far sentire un gigante un uomo normale, ma un capo cattivo può trasformare un gigante in un nano;
17. se non credete in questi principi, rinunciate ad essere capi.

<Possiamo vivere nel mondo una vita meravigliosa se sappiamo lavorare e amare, lavorare per coloro che amiamo e amare ciò per cui lavoriamo.>
Lev Tolstoj

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