Le Fiabe ci danno la sveglia

Le fiabe non nascono per addormentare i bambini, ma per svegliare gli adulti.

Le fiabe hanno infatti il potere di riuscire – attraverso il racconto fortemente simbolico – ad attivare la nostra potenza creativa, la capacità di volgere lo sguardo oltre la zona comfort.

Ma perché la storia svolga il suo compito maieutico serve saper cambiare prospettiva, attivare i nostri ‘sensori’ emotivi e approcciare il nuovo con i sensi vigili, senza pre-giudizio, senza proiezioni personali retrospettive, ma dando invece fiducia alle cose che ‘possono accadere’.

Le fiabe ci insegnano così a vedere oltre le apparenze, ma soprattutto aldilà delle nostre convinzioni autolimitanti.

Come pezzi del puzzle della nostra consapevolezza, le fiabe ci insegnano a ripensare le cose con pensiero laterale, e non soltanto seguendo il filo della logica. Lasciando invece che si costruisca dentro di noi un pensiero interiore nuovo.

Dobbiamo allora ‘entrare’ nelle fiabe, dandoci il permesso di varcare la soglia delle verità che vogliono provocare dentro di noi.

Per entrare dentro la storia, ed i suoi significati, dobbiamo allora imparare a smussare le euristiche con cui proteggiamo la nostra zona comfort. Ed aprirci invece alla storia, con quella curiosità che è propria delle situazioni da cui vogliamo farci contaminare.

Siamo davvero sicuri che Cappuccetto Rosso non abbia scoperto la propria autenticità solo quando ha smesso di credere solo a quello che le dicevano ed ha cominciato invece a sperimentare la vita ed i suoi temporanei ‘impossibile’? https://cleolicalzi.it/2021/05/07/euristiche-le-scuse-per-non-cambiare/)

Quella offerta dalle fiabe è una prospettiva alternativa a quella da cui siamo soliti guardare e interpretare quello che ci accade. E’ un sentiero che non siamo abituati a percorrere, ma che apre al cambiamento, perché ci mette sulla strada del non prevedibile, ci apre a percorsi non esplorati.

Ma ci rivela anche qualcosa in più. Qualcosa che spesso riguarda proprio ciò che ci impedisce di uscire dalla nostra zona comfort.

Davanti ad un bivio, che impone una scelta, le fiabe ci portano a dare ascolto alla nostra voce interiore.

Non ad andare verso dove dobbiamo andare, ma ad andare verso cosa vogliamo veramente diventare (e non abbiamo il coraggio di dirlo, nemmeno a noi stessi, per un limitante atteggiamento apotropaico).

Quando il messaggio della fiaba ‘ci arriva’, in realtà non fa altro che connetterci con il nostro sé più autentico. Non a caso nelle fiabe prima di un risveglio si passa sempre dal sonno, dall’attraversamento di un bosco, da una notte buia e tempestosa, da una serie di peripezie impreviste da superare.

Se invece lasciamo che le fiabe, ed il loro portato di insegnamento, ci attraversino, ed afferriamo il loro sapere prezioso, metteremo in circolo tutte le nostre risorse migliori verso un cambiamento che non avevamo immaginato se non imbattendoci nella comprensione di ciò che delle fiabe irrompe nelle nostre ‘certezze’, trasformandole.

Alice rise: “è inutile che ci provi, non si può credere a una cosa impossibile.” “Oserei dire che non ti sei allenata molto”, ribattè la Regina. “Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz’ora al giorno. A volte riuscivo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione” (Alice nel paese delle meraviglie – Lewis Carroll)

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