Gli esami non finiscono mai: questa celeberrima frase tratta dalla commedia di Eduardo De Filippo, dovremmo farla diventare una prospettiva nell’affrontare la complessità ed il continuo divenire.
La metafora degli esami che De Filippo usa per significare che le continue prove della vita, così come tutti i percorsi di crescita, devono essere affrontati lavorando sulla <respons-abilità>, cioè sulla costruzione di una capacità a rispondere con adeguatezza alle varie trasformazioni delle situazioni (https://cleolicalzi.it/2021/03/).
Questa prospettiva è quella che segna il confine e che differenzia una mentalità statica, che vede all’esame come un ‘giudizio’, ed una mentalità dinamica che invece vede nell’esame il gradino di una scala che serve a <divenire>. https://cleolicalzi.it/2021/06/15/la-mentalita-sperimentativa-della-leadership/
Dovremmo allora imparare davvero a non ritenere mai conclusa la fase della <maturazione> dei nostri talenti e delle potenzialità del gruppo nei contesti lavorativi ed organizzativi.
Il verbo maturare è infatti strettamente legato al divenire, alla trasformazione inevitabile da una situazione che va considerata solo ‘di partenza’ ma che deve necessariamente evolvere.
La radice stessa della parola <maturare> indica infatti il <giungere a compimento>. Nei <giusti tempi> quindi e non una volta e per sempre, ma con pazienza e perseveranza (https://cleolicalzi.it/2021/05/02/festina-lente-affrettati-con-calma/).
Maturare significa far generare il proprio talento. Con la lentezza e la perseveranza di una pianta, sviluppandosi in più di una direzione, seguendo la luce, radicando e ramificandosi. Per prepararsi a generare nuovi frutti.
Compito della leadership è allora il condurre a maturazione il potenziale del gruppo di lavoro, educare il gruppo a generare <continuamente> nuova conoscenza, nuove competenze, una nuove visione collettiva in grado di rendere possibile l’innovazione. A non farsi bastare le competenze iniziali, che diventano un’ancora per non crescere.
Aiutare a generare, ovvero portare a compimento il potenziale che è in ciascuno, valorizzando l’apporto di ognuno attraverso lo sviluppo di nuove consapevolezze, che permettano a tutto il gruppo di affrontare un nuovo esame di crescita.
Guidare con leadership un gruppo non è guidare e basta. Quello è <in-struire>, fornire cioè le istruzioni (le competenze) in modo ‘statico’. Mettere dentro uno spazio vuoto contenuti necessarie solo ad affrontare singole sfide.
La leadership allena invece a generare conoscenza e talenti. Allena a far accadere le cose.
Guidare comporta difatti la costruzione di una ‘cassetta degli attrezzi collettiva’ di consapevolezze e visioni in grado di guidare il gruppo a generare anche oltre la prospettiva iniziale della leadership e ben oltre ciò che nel momento puntuale si ritiene possibile.
Per generare serve allora scatenare creatività, serve creare quell’occasione ‘fuori dalle righe’, per liberare la creatività che serve per alimentare il talento.(link a innovare).
Ed è questo il compito a cui è chiamata la leadership: richiamare al valore del continuo ‘imparare a disapprendere’ (link) e cogliere quel punto di aggancio da cui costruire una rotta di cambiamento, anche del proprio sapere.
Anche e soprattutto per la leadership infatti gli esami non finiscono mai.