Keith Jarrett

Talvolta capita di incontrare una Vera nel nostro percorso. Rallentiamo, ed ascoltiamola.

Quando Keith Jarrett aveva 29 anni, era già uno dei più famosi pianisti di jazz. Dopo diverse collaborazioni prestigiose, era sbarcato in Europa per la sua prima tournée da solista.
Arrivò a Colonia il pomeriggio di un gelido giorno di pioggia, un’atmosfera pumblea, lo scenario perfetto per mandare tutto all’aria.
Keith era stanco, non dormiva da giorni, aveva un mal di schiena che lo rendeva nervoso, e quando nel pomeriggio salì sul palco per le prove, invece del pianoforte che aveva chiesto – un Bösendorfer Grand Imperial – trovò un piano più piccolo, scordato e persino con i pedali fuori uso.
Keith andò via, furioso.
Ma fu inseguito dall’organizzatrice del concerto. Una ragazza di appena 19 anni, Vera Brandes. Vera aveva solo 10 anni meno di Keith, e pochissima esperienza. Vera era solo una ragazza che stava organizzando il suo primo grande evento, e lui era Keith Jarrett, il più grande pianista jazz. Si incontrarono Keith, che pensava di essere in cima, e Vera che aveva davanti a sé una montagna da scalare.
Vera non aveva nulla da perdere e quella notte era la sua notte, non poteva lasciarla svanire così, per un pianoforte che lei non poteva permettersi.
Vera inseguì Keith Jarrett, disperata, fin fuori dal teatro. Lo trovò che era già in macchina, stava andando via. Gli chiese di parlare. Dovette insistere perche Keith non ne aveva alcuna voglia. Gli raccontò i suoi sogni, la sua passione, l’impegno che aveva messo per organizzare questo concerto. Gli disse che anche lei era arrabbiata per il pianoforte scordato; ma quello si poteva accordare, se invece lui non saliva sul palco sarebbe stato il pianoforte a vincere sulle sue passioni. Vera guardò Keith e con gli occhi lucidi gli disse: se non vuoi farlo per tutti quelli che sono venuti oggi qui per ascoltare te, fallo per me, non fare vincere il pianoforte.
La passione di Vera doveva essere davvero potente, perché Keith la guardando Vera nella profondità dei suoi occhi, scese dalla macchina (e dalla sua giornata no). E salì su quel piccolo palco. Solo 1.400 persone, lui che era giá abituato alle folle. Un piccolo palco, la pioggia fitta ed un pianoforte da accordare. E dall’altra parte la passione di Vera.
Keith Jarrett salí sul palco e suonò per un’ora di fila, incantando tutti. Suonò in modo incredibile, una delle sue migliori performance. Forse proprio perché sapeva che il pianoforte non era adatto, mise nei suoi polpastrelli un’energia ed un’intensità mai viste. Keith pensava di aver fatto la sua parte, ed il sorriso di Vera quando scese dal palco gli restituì la certezza che aveva suonato come non gli era mai capitato prima.
Sarebbe finita lì.
Ma Keith non sapeva che il suo manager aveva registrato tutta l’esibizione. Quel concerto è diventato il disco di pianoforte più venduto della storia del jazz!
Avrebbe potuto non suonare, quella sera Keith Jarrett, ne aveva tutte le ragioni. E invece, grazie a Vera, ai sogni di futuro di Vera, Keith é salito sul palco ed ha suonato il più bel concerto della sua vita.
Uno dei concerti per pianoforte più potenti della storia del jazz.
Quante volte nella vita, non abbiamo trovato il pianoforte adatto, e tutto ci é sembrato andare storto. Ma se abbiamo una passione, se crediamo così fortemente in qualcosa come Vera, se incontriamo qualcuno che ci pone davanti le sue passioni con la stessa foga di Vera, se dentro di noi esplode qualcosa di cosi forte da farci inseguire i nostri sogni e non le nostre convinzioni, allora tutto é possibile.
Anche che un pianoforte scordato può diventare il nostro concerto indimenticabile. Un pomeriggio di pioggia e disaccordi può diventare l’attimo che cambia il nostro percorso.
Le cose accadono, quando accettiamo il cambiamento e ci mettiamo a suonare davvero. Senza darla vinta ad un pianoforte scordato.

* Testo ispirato dall’articolo uscito su Repubblica il 27 ottobre 2020

3 pensieri riguardo “Keith Jarrett

  1. il racconto è stato ispirato da un articolo di un noto banalizzatore come Riccardo Luna, la reale storia dell’antefatto è molto più bella dell’articolo in questione ed è ripresa da un’intervista a Vera Brandes che quel giorno di anni ne aveva 18 non 19. e il concerto lo aveva organizzato ad inizio tournè quando ne aveva 17, tra l’altro non è lei che chiede fallo per me ma è Jarrett che gli dice lo faccio solo per te.

    https://www1.wdr.de/kultur/musik/keith-jarrett-koeln-concert-100.html

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