Le stagioni del cambiamento

Tra aspettare ed attendere c’è una profonda differenza.

Attendere implica un generico stato di tensione, non necessariamente consapevole della meta. Aspettare contiene invece in sé la consapevolezza di ciò che si vuole ottenere ed è per questo un’attesa proficua, generativa.

E’ una differenza che il contadino conosce bene. E se vogliamo capire qualcosa in più del cambiamento, dovremmo farci guidare dalla saggezza contadina.

Ogni vero cambiamento inizia infatti con la preparazione della semina, che è la fase di costruzione della consapevolezza. E’ la fase di preparazione del terreno. Il momento in sentiamo la zona comfort non più “confortevole” e percepiamo il bisogno di innovare. Di guardare le cose da una nuova prospettiva.

Viene quindi la fase in cui si raccolgono elementi che sono utili a generare valore dal cambiamento: nuove conoscenze, nuove competenze, nuove prospettive, nuove connessioni. Il terreno viene arato e seminato. Il contadino decide cosa vuole ottenere e nutre il terreno con tutto ciò che serve a fare germogliare la sua semina. Attende, operoso e lavorando sul cambiamento.

Dopo il tempo della semina, viene il momento in cui viene coltivato il “terreno”. Il cambiamento genera cambiamento. Il terreno seminato cambia ogni giorno e solo l’occhio attento del contadino sa percepire di cosa il terreno ha bisogno, dosando cura ed esperienza in base anche agli eventi non controllabili. Come un acquazzone improvviso o lunghi giorni di siccità, a cui il contadino deve saper porre rimedio se non vuole perdere i frutti del suo lavoro.

Solo alla quarta stagione, se avrà saputo <aspettare>, il contadino raccoglie i “frutti” del suo lavoro. Vivrá i frutti del cambiamento, ma non si ferma.

Il contadino conosce bene il moto perpetuo delle stagioni. Si gode il raccolto ma allo stesso tempo da questi trae elementi, i frutti che diventeranno semi per una nuova preparazione del terreno.

La legge del raccolto: raccogliamo sempre quanto avremo seminato, e quanto avremo curato la nostra semina. Rendendo operosa la nostra attesa.

Le stagioni, in natura, sono il simbolo del cambiamento. Scandiscono il tempo, le attese necessarie.

Racconta Coelho, nel ciclo della natura, non esistono né vittoria né sconfitta: esiste solo il moto del cambiamento. L’inverno lotta per imporre il suo regno ma, alla fine, è costretto ad accettare la vittoria della primavera, e la sua esplosione di vita nuova. L’estate cerca di estendere il dominio dei suoi giorni caldi, giacché è convinta che il calore sia un elemento benefico per le genti. Ma finisce per piegarsi all’arrivo dell’autunno, che regala un meritato riposo alla terra.

Il contadino conosce bene questi cicli e sa bene che ognuno ciclo ha le sue fasi, i suoi tempi di attesa. Le sue aspettative.

Il contadino sa bene che tra “seminare” e “raccogliere” ci stanno le parole coltivare e aspettare.

<Impara dai fiori ad essere paziente, ad aspettare, perché i fiori lo sanno che dopo un gelido inverno arriva la primavera>. (F.Ozpetek)

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