Downshifting, scalare di marcia

Quante volte abbiamo sperimentato – spesso senza averla intenzionalmente programmata – la capacità rigenerativa delle pause ? Fermarsi per ripartire con nuove idee e prospettive.

Downshifting, Scalare di marcia. Letteralmente “andare verso il basso” ma la giusta traduzione è “rallentare“, ovvero decidere di ridare valore al tempo. Ricercando un tempo di qualità, scegliendo di dedicare ad ogni attività il giusto spazio.

Rallentare per riprendere il cammino con la giusta andatura.

Significa <semplificare>, lasciando andare tutto ciò che ostacola la nostra trasformazione. Per imparare e far propria l’arte della felicità. Per riappropriarsi del presente e della propria vita senza proiettarsi in anticipo nel futuro.

Il significato del downshifting è nel lasciare accadere le cose, imparando a dare alle cose il ‘giusto’ valore. Ed il giusto tempo.

Per imparare a farlo proviamo a dividere le attività che scandiscono la nostra vita in 4 quadranti: in alto mettiamo le cose importanti ed urgenti, quelle che sono le priorità del nostro momento.

A seguire staranno le cose importanti ma non urgenti, che segneremo nelle nostre agende ma a cui sappiamo potremo dedicarci solo ‘avremo’ il tempo per farlo. Sarà il valore che diamo alla loro importanza – e il no valore che riconosciamo a quelle che seguono – che stabilirà la loro capacità di salire in cima.

Ci sono infatti a seguire le cose non importanti (per noi) ma urgenti (che hanno cioè una scadenza da rispettare). Di queste domandiamoci se sono veramente urgenti e se lo sono se sono veramente un compito che dobbiamo svolgere in prima persona, o se lo abbiamo avocato a sé per un’incapacità di delegare ad altri.

Ed infine nel nostro caleidoscopio di cose da fare ci sono quelle cose che sappiamo essere non urgenti e non importanti, ma stanno lì a ‘riempire’ le nostre agende e a impedirci di rallentare. E sono quelle da eliminare. Perchè sono quasi sempre le ‘scuse’ che ci diciamo per non affrontare le sfide veramente importanti.

Proviamo allora a rinominare i 4 spazi in cui abbiamo suddiviso la nostra agenda. In alto ci sono le cose ‘essenziali’, poi le cose ‘che possono creare valore’, poi ci sono gli spazi che dobbiamo avere la capacità di lasciare agli altri. L’ultimo quadrante è quello delle cose superflue. Chiamandole così ci verrà sicuramente più semplice eliminarle.

Il tempo Kronos ‘ esterno’ è quello degli orologi, dei calendari, delle scadenze da cui ci facciamo inseguire ed ha lo stesso scorrere per tutti. Il tempo ‘interno’, quello che ci appartiene e ci fa crescere, invece, è il tempo Kairos, che è il tempo di qualità, scandito dal valore che diamo alle cose.

Impariamo allora a ‘dilatare il nostro tempo’, trasformando il tempo Kronos nel tempo Kairos, che invece è il tempo ‘nostro’ in cui siamo noi ad avere il timone sulla direzione che diamo a ciò che decidiamo di fare.

Scegliamo cosa fare del nostro tempo, diamo noi il ritmo, e scopriremo che il tempo <recuperato> è proprio quello dell’ozio creativo quello che dà spazio anche alla felicità.

Prendiamoci allora le nostre pause, viviamole nella loro capacità generativa, diamo spazio a tempi che ci siamo negati, svuotiamo le agende dal superfluo. E scopriremo che è solo scalando di marcia, che si possono poi affrontare le salite.

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