È una questione di sensi

La via del cambiamento è un percorso che richiede l’attivazione dei cinque sensi. Ma non solo.

Non basta vedere, udire, toccare, annusare, per dire che si stanno pienamente usando i 5 sensi. Serve attivare l’intelligenza emotiva per attivare veramente i nostri 5 sensi.

Il primo senso: la vista. Non basta vedere, ma dobbiamo imparare a guardare le cose non soltanto dalla prospettiva da cui li abbiamo guardate sinora, ma da nuove prospettive. Cogliendo il dettaglio imperfetto, la crepa da cui emerge l’istanza di cambiamento, la fragilità dentro le cose, la luce che ci guida verso un nuovo scenario. Rallentiamo allora per osservare con maggiore attenzione quello che abbiamo intorno. Grazie a questo potremo cogliere finalmente quelle che sembrano piccole cose ma che, in realtà, nascondono significati e insegnamenti preziosi e fondamentali. Impariamo a guardare e a ri-guardare, vista e cura delle cose, delle persone, dei momenti. Del nostro personale momento.

Il senso del tatto serve per sentire il momento e sperimentare il cambiamento. Con il tatto sentiamo il liscio e il ruvido delle cose, il freddo e il caldo, il soffice e il duro ma anche gli spintoni, gli urti, le carezze, gli abbracci; sentiamo le cadute, gli appigli a cui legarci per rialzarci. Attraverso il tatto impariamo a scoprire e a riconoscere il ruolo che hanno gli oggetti, le persone, le relazioni, le attività nel nostro quotidiano. Ed impariamo a costruire il nostro “bagaglio leggero” (https://cleolicalzi.it/2020/08/07/bagaglio-leggero/).

L’udito, uno dei sensi che meno viene correttamente usato. L’udito non serve soltanto ‘per sentire’, deve servire invece per <ascoltare> le vibrazioni di chi ci parla. Serve per riuscire a sentire <i suoni> degli altri. ed attivare con gli altri quelle connessioni che non passano solo dalle parole, e men che mai dal ‘rumore’ che spesso c’è dentro le conversazioni.

L’orecchio è abituato a sentire un susseguirsi e un mescolarsi di rumori, suoni, voci, ma non sempre è abile nel distinguere le diverse percezioni ed utilizzarle come fonti di informazioni.

Impariamo allora a stare in ascolto attivo. A cogliere nel silenzio la nota del cambiamento e costruire intorno ad essa l’armonia della trasformazione.

Impariamo a leggere il labiale, a cogliere nel paraverbale tutte le forme del dialogo. Impariamo che la conversazione non è fatta di parole ma è soprattutto fatta di ascolto attivo. (https://cleolicalzi.it/2022/02/02/fare-conversazione/)

Per ascoltare, per cogliere i suoni e discriminarli ci deve una condizione essenziale: il silenzio interiore. Impariamo allora a sentire il suono del silenzio e cogliervi dentro le istanze di cambiamento. Esattamente come nella musica. Come nel brano 4’33” di Cage, in cui il silenzio dirige una sinfonia di significati (https://cleolicalzi.it/2020/08/10/433/).

Il quarto senso, l’olfatto, serve per riconoscere le mutazioni dell’ambiente intorno a noi. Osservare la natura e l’ ambiente che ci circonda, per scoprire come le stagioni mutano il paesaggio e le abitudini delle persone. La propensione al cambiamento è correlata alle trasformazioni legate al succedersi delle stagioni (https://cleolicalzi.it/2021/02/25/le-stagioni-del-cambiamento/). Ed è proprio l’olfatto il primo ad accorgersi che nell’aria é cambiato qualcosa.

Il quinto senso, il gusto, ci aiuta ad ‘assaporare’ il sapore della trasformazione. Esistono studi sull’impatto delle mutazioni ormonali e di gusto in persone impegnate in processi di riattivazione legati ai cambiamenti avviati. Il cambiamento dà un gusto diverso alle cose.

Nessuno di questi sensi funziona quindi veramente se non ci facciamo guidare dall’intelligenza emotiva.

C’è infine un sesto senso, essenziale per generare cambiamento e crescita. E per trasformare i cinque sensi da percettori a leve di cambiamento, ed è la consapevolezza. La consapevolezza ci insegna infatti a <stare dentro> il cambiamento. Con-sapere, conoscere qualcosa perché si è dentro. Nel cambiamento bisogna starci dentro. Serve stare dentro le cose, per trasformare un limite in un cambiamento.

Per generare cambiamento bisogna avere bene attivi i cinque sensi e soprattutto bisogna avere sviluppato il sesto senso: la consapevolezza.

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