Bagaglio leggero

L’immagine di una farfalla legata ad un sasso. Che le impedisce non solo di volare, ma di percorrere quotidianamente i gradini della vita. Che le impedisce di imbarcarsi per il viaggio del cambiamento necessario.

Lo zaino ingombrante della farfalla, che diventa il suo immenso limite, il bagaglio del suo vissuto e dei suoi pensieri, delle sue esperienze pregresse e dei suoi errori, ci insegna a riflettere su come attrezzarci nel viaggio del cambiamento. Ci dà indicazione su come fare il bagaglio per <partire>.

Nel viaggio del cambiamento bisogna infatti imparare a viaggiare leggeri. Imparare a scegliere cosa portare con sé nel viaggio.

Viaggiare leggeri presuppone selezionare cosa portare. Scegliere l’indispensabile. Che sia un vestito multiuso, un accessorio funzionale, persino un colore non invadente. Oppure un pensiero, un ricordo, un progetto. Lasciando fuori dal bagaglio ciò che invece soddisfa solo il nostro desiderio di restare a casa (nella confort zone) anche quando ci mettiamo in viaggio.

Un bagaglio leggero porta dentro solo ciò che è funzionale al viaggio. Eppure, facciamo il bagaglio mettendo ‘dentro’ e non lasciando ‘fuori’. Siamo abituati a fare il nostro bagaglio per andare e non per <partire>, pensando a cosa lasciamo e non a cosa vogliamo trovare dove andiamo.

La valigia è il contenitore col quale ci mettiamo in viaggio. Diventa la nostra appendice, tutto quello che ci mettiamo dentro ha a che fare con la nostra identità. Con il modo in cui ci rappresentiamo. Non è un caso che si abbia paura di perderla, smarrirla, scambiarla con quella di altri.

All’interno del bagaglio mettiamo il nostro corredo simbolico, una piccola cassaforte di aspetti interiori che rappresentano il modo in cui intendiamo affrontare la parte di ignoto che ogni viaggio – ed ogni cambiamento – ci porta ad affrontare.

Ogni ritorno a casa ci trova cambiati, disposti ad aumentare la conoscenza dei nostri limiti, delle nostre certezze, vere o false che siano. Il bagaglio fa parte di queste.

Fare una valigia che assomiglia a un trasloco significa non essersi ancora liberati dell’abitudine a pensarci ‘così come siamo a casa’ e non essersi ancora appropriati dell’immagine di noi ‘così come siamo in giro per il mondo’. 

Imparare a viaggiare leggeri aumenta la fiducia in sé stessi, perché insegna ad attraversare quel percorso imprevisto e imprevedibile, che unisce la partenza al ritorno, e grazie al quale sviluppiamo capacità organizzative, improvvisazione e autonomia. Il viaggio di formazione della nostra consapevolezza. Il viaggio in cui impariamo soprattutto a rinunciare all’effimera (impossibile) certezza che usiamo come scusa per non cambiare.

Il bagaglio del viaggiatore è simbolo di un modello che vede nel “perdere” una forma di ricchezza. “Senza” diventa allora una scelta da fare, per cambiare.

Se nel momento in cui veniamo chiamati a scegliere di dare contenuto a ciò a cui non possiamo fare a meno nel viaggio, mettendo in moto una critica del possibile, ci ritroviamo a riempire il bagaglio di tutto ciò che non dovrebbe starci, vuol dire che non siamo pronti per il viaggio.

Prima di partire, impariamo allora a pianificare il momento in cui metterci in viaggio. E diamoci il tempo giusto che permette al bagaglio di alleggerirsi.

Imparando a viaggiare, si impara ad alleggerire il bagaglio. I viaggiatori a lungo termine, quelli che sono spesso in viaggio, portano un carico leggero. Sanno che il movimento richiede leggerezza, agilità, ed hanno imparato a separarsi dalle cose spostando l’attenzione sulle emozioni, sulle esperienze, sulla ricerca di nuovi punti di vista. Hanno imparato a viaggiare <sentendo> l’esperienza e non consultando una mappa scritta da altri.

Il viaggiatore leggero impara a non portare sulle spalle quel peso che è proprio la motivazione del viaggio: abitudine, routine, sicurezza, comodità, dipendenza, desiderio di fuga. E ritrova sé stesso.

Il bagaglio leggero ridisegna una nuova mappa del viaggio, dove avremo meno peso e più spazio per goderci il viaggio. Non appesantiti da un fardello che ci impedisce di percorrere nuove strade e scoprire quell’ignoto per cui ci siamo messi in viaggio.

Viaggiare leggeri. Essere leggeri. Vivere leggeri.

Per viaggiare leggeri, bisogna rinunciare a ciò che ingombra. Rinunciare ad essere ingombranti a sé stessi, prima di tutto. Tornando ad avere spazio per battere le ali.

<Il futuro è una valigia da aprire accettando ogni possibile contenuto. Possiamo provare a prepararcela da noi, ma senza esagerare, appesantirci, illuderci. Potrei dire che questo è un piccolo manuale di resistenza umana. O il prologo alla creazione di una nuova specie: più leggera, mobile, che sfugge ad ogni schema e quindi sopravviverà alle mutazioni in corso (…) In sintonia piena e pura con l’esistenza. E poi, quando finisce, arriva qualcuno a dirti: ti sia lieve la terra. Fallo tacere. Ti sia lieve la vita. Per attraversarla, ho un unico insegnamento. Credetemi: solo bagaglio a mano.> [Solo bagaglio a mano, Gabriele Romagnoli]

2 pensieri riguardo “Bagaglio leggero

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