Encanto, la forza dell’imperfezione

Encanto è un film che parla – nel linguaggio delle favole Disney, quelle parlano ai grandi – di due temi importanti per la leadership: il talento e l’imperfezionismo.

E’ la storia di Mirabel, una ragazza che appartiene ad una famiglia, i Madrigal, in cui ad ognuno è dato in dote un talento che la storia racconterà se sia un valore o un ostacolo alla crescita.

Mirabel non nasce con un dono particolare: il suo ‘dono’ è proprio l’imperfezione che la mette in viaggio verso la realizzazione del suo futuro.

Mirabel, condizionata dalle regole della famiglia, vive infatti la sua diversità come differenza rispetto alle aspettative di un sistema in cui il talento è visto come una sorta di marchio di famiglia. Ma che forse proprio per queste aspettative diventa una gabbia che rinchiude le persone nella loro ‘specialità’, impendendo loro di crescere. Ne sono esempio la sorella Luisa dotata del talento della forza, che sostiene ogni peso m che poi sfugge al peso delle responsabilità. O la sorella Isabela che, dotata del talento della perfezione, non riesce a vedere nulla aldilà di sé stessa.

Così tutti i personaggi, sono ingabbiati nella loro inautenticità, sino a quando le oro ‘certezze’ non vengono scardinate dalla forza empatica di Mirabel, che <mettendosi in ascolto> li aiuta a lavorare sulle loro fragilità, sulle loro crepe in quella finta manifestata ‘perfezione’.

E così Luisa sente tutto il limite del suo talento, la forza titanica, quando stimolata da Mirabel il dubbio si fa strada in lei e la porta a chiedersi se può davvero farcela senza la forza anche degli altri.

La ‘perfetta’ Isabela, avviata dalla nonna a creare fiori delicati e profumatissimi (ma senza anima), lascia emergere il coraggio di creare qualcosa con le ‘spine’ domandandosi cosa può succederle se smettesse di aver paura di commettere errori.

La paura dell’imperfezione lascia il passo al desiderio di realizzarsi, nel divenire di luce e ombra, e dismette la via del rispondere ad ideali non autentici, quel ‘si fa così’ della nonna, per intraprendere la strada della ricerca di sé.

Mirabel, nella sua imperfezione è l’unico personaggio che sorride, e contagia gli altri.

La capacità di ascolto empatico e l’intelligenza emotiva sono la sua forza, quella che spinge Mirabel a liberare la sua famiglia dalle ‘regole del talento’ aiutando ognuno a trovare la propria autenticità attraverso la scoperta delle proprie fragilità.

A partire dalla capostipite, la nonna Abuela, che impegnata a fare la contabilità dei talenti, e a trasmettere la discendenza il binomio talento-successo dimostra la sua incapacità a mettersi in ascolto e permettere ai talenti nascosti di fiorire. Ma anche la sua paura ad ammettere che proprio lei che porta avanti la regola del talento, ne è – esattamente come la nipote Mirabel – priva. Solo che a differenza di questa non si ascolta e non si mette in gioco. Dimostrando la sua mentalità statica, contrapposta invece alla mentalità di crescita di Mirabel.

Ed è proprio questa la forza antifragile di Mirabel: guardarsi dentro e mettersi in cammino.

Gli ostacoli al suo cammino sono le aspettative della sua famiglia. Ma facendo leva sulla sua imperfezione, Mirabel sviluppa la competenza dell’intelligenza emotiva, lavorando sulla gentilezza e sulla capacità empatica ed aprendosi al cambiamento. Saranno queste le chiavi preziose con cui entrerà in contatto con le persone sviluppando legami e connessioni potenti.

Mirabel lavora sulla forza delle connessioni generative, rivelando come in una famiglia (così come in una organizzazione) la forza non è data dal singolo ma dal senso di squadra. E che per creare il senso di squadra bisogna liberarsi del proprio talento e creare forza dalle connessioni.

Mirabel agisce da leadership generativa, da personalità collante, che porta ognuno dei componenti a entrare in contatto con la propria autenticità e a scoprire che nessun talento è tale se non viene usato per crescere.

Encanto celebra così il dono dell’imperfezione. Quella forza propulsiva che nasce dalle ‘mancanze’ e dalla voglia di trovare il proprio autentico cammino.

Ci insegna la più semplice delle regole: non serve un vero e proprio talento per essere speciale. La cosa fondamentale è la capacità di emozionarsi e di mettersi in cammino. Basta coltivarla giorno dopo giorno, con perseveranza. Nutrirla con entusiasmo e desiderio e con quella forza che scaturisce dall’antifragilità.

<Delle volte, perché le storie possano continuare bisogna sapersi rinnovare. Per orientarsi e orientare occorre fare spazio dentro di sè, saper ascoltare.> Mirabel

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